venerdì 26 marzo 2010

Ticosa e Santarella: una spolverata







Non tanto un proposta, quanto una visione di massima di come sarebbe meglio la città senza le aree dismesse mai riqualificate.

giovedì 25 marzo 2010

Progetto di Sintesi Finale 2007-2008




Pubblico qua alcuni stralci del lungo progetto che ci ha visto partecipi (il sottoscritto e il mio gruppo di compagni di gruppo) con l'Assessorato alla Partecipazione e alla Pace del Comune di San Giuliano Milanese a trovare nuovi modi di utilizzo del forum giovani attraverso l'uso del cellulare. Qua riporto due brevi filmati realizzati nell'arco di brevissimo tempo (con una macchina fotografica!) per descrivere in modo sequenziale la nostra visione.

Proposte Servizi Digitali & Collaborativi

http://www.youtube.com/watch?v=ILOvVQqJhu4

e la parte 2

http://www.youtube.com/watch?v=N5iHp_izCeo

mercoledì 24 marzo 2010

Aspettando una nuova passeggiata a lago


Mentre i signori Germano aspettano in zona attracco, anche noi aspettiamo.
Questa volta non è una proposta, ma è una domanda.
Quanti progetti servono alla città di como per avere una passeggiata decente?
Non paghi dei lavori ormai lunghissimi e costati 7 milioni di euro (senza aver visto una paratia mobile e questo forse è un bene), noi comaschi siamo pronti ad un nuovo concorso internazionale per una passeggiata a lago.
Ancora?
Ma chi capisce è bravo...Sono finiti i soldi della legge Valtellina per fare quella che era la vera missione della riqualifica?
Paratie e muraglie sono venuti dopo (o almeno ai cittadini poco attenti glielo hanno detto dopo).
Quindi per i decoro e l'arredo della passeggiata, non solo dovremo aspettare che sia finito il primo lotto(quando?). Dovremo aspettare non solo dopo le regionali, non solo dopo il lancio di bando, non solo dopo la nomina del vincitore...
A furia di "non solo" finisce davvero che una cosa non troppo complessa come la qualifica a strada carrozzabile e non plastico degli Urali della passeggiata a lago sia un'impresa.
E pensare che nell'esotica Porlezza, una giunta presumibilmente dello stesso colore ha risolto il problema con una bellissima soluzione in legno come un grande e lungo pontile.
Ormai son passati 3 anni. E' ora di finire questi lavori.
Una passeggiata decente è difficile da fare?
Non so quanto lo sia davvero per la complessità del progetto o per le complicazioni della vita.
ahimè
Intanto aspettiamo, come le anatre in riva al lago.

martedì 23 marzo 2010

Spazi poco accessibili? Via Cavallotti



Siamo dei polli noi comaschi? Speriamo di no, ma nessuno si è ancora posto il problema.
Certo il muro poco distante è molto più evidente, ma vi ricordate che il parcheggio nell'area dell'ex zoo ha un piccolo giardino, cintato e dotato di panchine, del tutto sigillato?
Non potrebbe essere usato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell'Insubria?
facendo un corridoio di collegamento dalla rete gli studenti potrebbero usufruire di questi spazi e avere un luogo che non verrebbe invaso dal bivacco quotidiano di sbandati e/o senzatetto presente per esempio in vial Varese a circa cinquanta mentri più in là.
Gli spazi pubblici chiusi alla fruizione pubblica sono un ossimoro assoluto.
Panchine, stradine e cestini fanno parte del decoro urbano. Ma decorato non significa inutilizzato.
Dovremmo spiegarglielo che le campane (di vetro) le dobbiamo usare per la raccolta differenziata?
Non serve! la logica e l'ovvietà spesso non passano per la testa di chi organizza queste piccole cose.

lunedì 22 marzo 2010

Cose fatte a metà? Giardini di Viale Tokamachi













sembra in ordine il giardino in viale Tokamachi? sì, sembra che abbiano fatto un bel lavoro.
Peccato solo che manchino le panchine, ma questo è un dettaglio. Andiamo a vedere più da vicino.
Se ci spostiamo poco più i là vediamo come sono stati spesi bene i soldi per piantumare.
Erba così rada da sembrare un omaggio all'arte concettuale?
No, forse si vuole un giardino zen?
O semplicemente si lavora male?
Il verde viene spesso usato per scopi che vanno ben al di là del decoro urbano. Sembra infatti che le normali manutenzioni dei giardini, che per esempio a Milano funzionano decisamente meglio che da noi, siano qualcosa di simile all'intervento della protezione civile per gestire un'opera straordinaria. Ma cosa abbiamo mai fatto di male per vederci i giardini senza panchine, i prati spelacchiati anche se sono appena rifatti e meraviglia delle meraviglie solo metà dell'area rimessa a nuovo?
Infatti tutta la parte nord dei giardini non è stata toccata dal restyling...
Questo cosa ci può far pensare? Che nell'avvallamento ci vanno aancora i loschi figuri a organizzare lo spaccio? O che possiamo dire dei bambini rom che giocavano castello (sì, quello del biliardo) con le biglie? E del bivacco che spesso e volentieri si viene a creare sui pendii?
E' normale che il Comune riqualifichi solo parzialmente lasciando a fianco tutto come era prima e quindi con lo sconcio pronto ad invadere la zona risistemata?
Il degrado avanza pur spendendo soldi per rifare un'area considerata malandata, ma rifacendone solo un pezzo. E' questa la Como che ci piace? Non credo proprio. E' la stessa città che si fa costruire un muro e che protesta solo dopo che il vaso è traboccato.
Piccole cose, piccoli lavori, fatti male, non solo che il biglietto da visita per una città che ha bisogno più di una cura, direttamente della bombola di ossigeno.

domenica 21 marzo 2010

Trasformiamo le aiuole poco curate in aree cani



Le aree cani sono spesso al primo posto nelle piccole esigenze dei cittadini. Nel comune di San Giuliano Milanese nel 2006 le assemblee per il bilancio partecipativo hanno messo al primo posto questa esigenza, pur essendo il comune già dotato di due aree apposite.
Questa problematica è molto sentita, perchè tutti vogliamo strade pulite e non ci piace calpestare certi ricordi che poi ci trasciniamo fino a casa.
Nella città di Como ci sono parecchie aiuole che vengono curate con una manutenzione ordinaria, ma straordinaria, dato che dopo due anni l'aiuola è ridotta ad un vergognoso deserto di sterpaglie.
Le aree cani necessitano di meno cura, poichè il verde è caratterizzato da siepi che fungono da recinto decorativo. Sappiamo che il verde dell'erba è difficile che rimanga a lungo nelle piccole aiuole, quindi tanto vale cingerle con delle siepi e usare quello come verde. Lo spazio interno sarà un comodo servizio igienico per i nostri amici a quattro zampe, avremo più aree cani per la città, meno aiuole spoglie, meno cacche per le strade e una città più bella.

sabato 20 marzo 2010

Più tavoli nei giardini di via Anzani




http://www.facebook.com/home.php?ref=home#!/group.php?gid=118769245578&ref=ts

Ho creato su facebook questo gruppo che ha avuto parecchio sussesso nell'immediato.
Il bisogno che i cittadini hanno nell'immediata fruizione di un parco pubblico sta anche nella ricreazione di quell'ambiete familiare che lo rende appetibile e calabile in un contesto urbano.
Se a ogni forma segue una funzione, quella di un parco urbano deve essere chiaramente pianificata. Un parco non è pensato oggiogiorno se non per le dimaniche di manutenzione che esso comporta. La spesa per l'arredamento da esterni e il rinnovo delle piante, sempre che ci sia, e la loro potatura sono al primo posto nei pensieri delle amministrazioni. Non dico che non sia giusto, ma come ogni cosa, anche questa ha diversi gradi di lettura.
Se poniamo un piccolo giardino tra le case di un quartiere sappiamo e vogliamo che questo sia un luogo di socialità e aggregazione.
Poste panchine e giochi per i bambini, ci dimentichiamo delle altre fasce della popolazione che non è detto che si limitino ad una fruizione passiva dello spazio.
Come le antiche abitazioni era incentrate sul luogo del focolare, le abitazioni moderne usano il tavolo come punto di accentramento.
Attorno a un tavolo si mangia e si discute, si invitano ospiti.
E' il primo luogo della socialità. Ma non è solo un "luogo", è un oggetto che interpreta lo spazio in base alle possibili funzioni. Un oggetto talmente versatile che non si può dimenticare a ogni stanza o quasi ne ha uno e che ognuno assolve una funzione tendenzialmente differente.
Nel rapporto uomo-luogo-oggetto, anche lo spazio del giardino pubblico rientra ad assolvere una funzione sociale.
Se la famiglia-casa si proietta sull'esterno, noi riconosciamo un ambiente familiare tanto più vediamo ricostruito un mondo domestico (o addomesticato).
Un parco selvaggio all'inglese, perde ogni forma di romanticismo (inteso come sturm und drang) se in esso viene collocato un tavolo e una panca, poichè essi stessi antropizzano fortemente il luogo.
L'ambiente esterno alle abitazioni per facilitare la socialità deve replicare nei suoi aspetti più semplici il nucleo fondativo del vivere sociale, che è appunto la famiglia; essa va intesa come realtà di soggetti dinamici che dialogano e creano socialità, costruendo schemi che si riverseranno poi sul mondo esterno.
Allo stesso modo la struttura sociale del passo successivo del nostro ragionamento è l'estensione del concetto famiglia, ovvero la comunità (o clan-figli dello stesso luogo/quartiere). Ricreare la dimensione di quartiere è oggigiorno difficile, ma non impossibile. Infatti chi è nato o è vissuto in un luogo, in quel luogo si riconosce. Se questo luogo è poi accogliente esso favorisce le dinamiche relazionali e la coesione sociale.
Nel rapporto uomo-luogo-oggetto dovrebbe esserci una volontà di accoglienza alla fruizione e alla conservazione; ciò non va inteso col il concetto di rispetto degli oggetti e dei luoghi, ma estendendolo alla conservazione e all'estensione del rapporto a più individui. Questo non è solo il "buon esempio" ma una chiara manifestazione di civiltà che dovrebbe essere sollecitata maggiormente. L'iterazione del rapporto positivo con ciò che ci circonda è alla base della convivenza civile e dell'integrazione. Se non si crea e non si rispetta l'armonia con la terra e la storia dei luoghi (anche quella con la s minuscola) a cui diciamo di appartenere, non avremmo mai rispetto di chi verrà dopo di noi. Il rispetto della cosa pubblica nasce nel e dal sentire comune, ma senza luoghi atti a creare legami di comunità, è evidente che il senso del pubblico diventa evanescente. Per questo è importante che le istituzione creino luoghi gratuiti (anche quando piove) per creare scambio di opinioni e senso civico. Perchè modernità non vuol dire per forza solo internet o televisione. Vuol dire anche riappropriarsi dei luoghi e farli rivivere. Magari favorendo il dialogo attorno a un tavolo tra persone di generazioni diverse.

Segue l'articolo fatto da Pietro Berra pubblicato sul giornale la Provincia del 10 luglio 2009


http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cronaca/80506_lappello_di_due_generazioni_pi_tavoli_nei_parchi_pubblici/